Raul Lede

Profilo

Nota Biografica

Nato a Buenos Aires, Argentina. Laureato in Medicina e Chirurgia (1960). Poi si specializza in Patologia Clinica e Anatomica all’Università di Texas, Houston, al MD Anderson Tumor Institute. Chiude la sua carriera medica nel 2004 dopo aver esercitato la Medicina Forense per oltre dieci anni. Esegue dei corsi in disegno artistico e fotografia analogica al Museo di Fine Arts a Houston pero la fotografia e un’arte che lui impara fondamentalmente come un autodidatta, pur se seguendo dal vicino, maestri come Morley Baer, John Sexton, Bruce Barbaum, Dan Burkholder e altri noti fotografi tanto virtuosi quanto generosi, che lo aiutano a sviluppare un proprio linguaggio che tuttora cerca di allargare, oggi, vincolandosi a giovani fotografi possedenti di una visione certamente più schietta del fotografare. Cresciuto nelle tecnologie analogiche, adotta il digitale nel 2003 praticando sia la cattura digitale, sia la post-elaborazione e la stampa a inchiostro su carta, cosi mantenendo un' estetica che ancora dubita a riconoscere che una metodologia sia superiore all’altra, e considerando entrambi solo qual diverse tecnologie che servono a un simile fine, entrambi permettendo di esprimersi utilizzando un linguaggio e una sintassi fotografica propria e personale. La migrazione personale sull’attrezzatura segnala la longevità del percorso fotografico intrapreso: Leica M 35 mm, Hasselbladt 6x6cm, Linhof 6x9cm, Deardorf 5x7polici, Nikon digitale D200, D300, D700, Fujifilm XT1.

Nel 2016 partecipa alla mostra ‘L’arte della stampa - La stampa originale’ eseguita al Palazzo del Sette e curata dal Prof., Maestro Donato Catamo, presentando due opere utilizzando l’arcana tecnica della calcografia e l’acquaforte e acquatinta.

Nota sulla fotografia.

Visione personale dell’arte fotografica.

La fotografia, come la musica, è un linguaggio sensoriale.  Come succede con altri idiomi, per esprimersi servirà sviluppare una sintassi propria e coerente, e osservare una grammatica che sia intelligibile ad altri.  In questo senso, la stampa fotografica è come un dipinto, pur quanto lei rappresenta un’espressione tangibile delle nostre percezioni.  Il fotografo, si operando come traduttore, deve stare lontano delle traduzioni letterali e dovrà preoccuparsi di non tradire l’essenza delle proprie osservazioni. Gli avanzi della biometria faciale permettono oggi identificare un viso tra migliaia d’immagini archiviate in banca; catturare il contenuto emotivo di uno sguardo però, resta il privilegio del fotografo che avrà l’empatia necessaria, e che possiede un intelletto assai flessibile come per anticiparlo.

…Non esiste una mano abbastanza veloce a premere l’otturatore nel fugace tempo di uno sguardo…

 C.F. 90016620552  www.fotoamaorvieto.it      email:  fotoamaorvieto@gmail.com